domenica, maggio 2

Lume nero stravolto
d’aria varia soffocata,
non c’è parola
quando cupo scende
l’indice voluttuoso.
Il fender d’orgoglio
celarsi in fasce di mani
sospesi al raziocinio
sfaldo che s’offende.
Ai piedi dell’immane gorgo
l’altrui volere
di gusto, d’ansia e d’alterigia,
freni inibitori ai binari impropri
moto geometrico
fuor d’orbita corretta.
D’anni e cenere
si corrompe l’imperizia,
corro savio d’Avi
numi d’ogni dove
stirpe di nodi e legno
nello spumoso vezzo
di sale e terra
tra lama e piombo
vacui di Fato a tre liste.