domenica, ottobre 20

Vorrei leggere una rivista, tenere un libro tra le mani, ascoltare della musica, studiare il tcp/ip. So che tutto sarà disatteso e che le cose vanno come vanno, le buone intenzioni, quelle si, rimangono. Scorrere semplice e libero, questo dovrei, senza steccati, senza mete, senza dictat. Fermarsi è un gran problema, decadono gli alibi, non c’è più il movente del dover correre, del tempo negato, dello stress e della stanchezza. Quando si vuole essere tutto, inesorabilmente, si finisce per diventar niente e il tempo passa e scarseggiano i rimedi. Ogni giorno si pensa più intensamente e il peso del nulla diviene insostenibile, questo rimedio, queste righe pesanti, sono un respiro che rendono vivi. Ci sono tracce irrinunciabili, lievi segnali che vanno avvertiti, inclinazioni da sfregare tra le mani per sentirne il calore, alcune piccolezze mai emerse ora divenute enormi e irrinunciabili. Quelle quieti che scendono nel mattino d’ogni giorno e ti cingono attorno senza recinti, senza pretese, ma con dei bagliori lievi di cui mai si potrebbe più fare a meno, fanno parte di un mondo parallelo al conosciuto, e che con esso all’infinito inevitabilmente si congiungerà, nel punto notoriamente definito improprio.