domenica, novembre 14

Scuro tra gli occhi al batter di palpebre, ridiscendo con i pensieri bendati di velluto tenue per attutire i rintocchi al sopravvenire dei ricordi. Solite ansie, frequenti pugni al ventre; tra me e il circolo immaginato di fumo dagli infiniti gorghi che scivolano nei polmoni. Buio; e mi calo incosciente senza alcun ardore d’osservare; a luci spente ansioso di soffiare nell’anima per scorgerne la frizzante carezza. Vocii, balli e banchetti; pochi ardori, svilenti. I sorrisi in cadenza tra gli ammiccamenti scritti dal solito Copione; e ognuno a trascrivere, senza anima alcuna. Gli intrecci e le passioni, le lacrime e le parole rarefatte già dalla mente, la noia assoluta per una luce scomparsa; memorie dello scarno racconto di momenti lontani. Dietro ogni porta, nelle fessure, tra i fruscii mi muovo; dissimulo far desto, presenza e assenso. Mi allontano prima d’arrivare, nelle calli impossibili da raggiungere e già votate altrove. Vedo, ridipingo e plasmo ogni viso in ciò che il cuor pavido vigliacco intriso di ruggine non ebbe il coraggio d’aleggiare. Isolato nell’isola, coltre di spifferi d’altrove verso la mia anima, proferisco scarne parole e incasso smorzati sorrisi e risa oltre i cantoni.
Non c’è posto ne alcuna speranza, incarno icone estinte ed immagini latenti. Cerco sintonie e caccio urla, sperse nella direzione delle mani. Veicolo altrove, nel verde svanito anteposto a filtro tra boschi silenti di lente movenze di fronde d’albero.
Oltre il calle discendo, buio di luce assente. All’infinito rivolgo flussi d’occhi. Ricurvo ripiego corpo e respiri. Un panno di luce pinto di croco, e s’apre il rimestar di foglie in danze di parnaso e fughe tra rincorse ed echeggi inavvertibili agli animi lontani. Appena un brivido d’effimera sembianza; lanciato tra nembi d’aria fresca che pregnano il corpo; nel respiro di tutto, per il sol giorno che m’è concesso.

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

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9:47 AM  

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