domenica, giugno 15

Tre giorni per capire. Bea che si toglie la vita, che ci prova. Le parole di Pietro che mi rimbalzano nella mente, continuamente, al limite tra l’annuncio e il sommesso. Non sono stupito, lei lo ha detto e lo ha anche scritto, e più volte ho ascoltato e letto e ho sempre saputo che l’avrebbe fatto. In un mondo in cui si grida e si simula per la visibilità, i toni di Bea si alzano per vivere e rivendicare il proprio modo di farlo. Non ci può essere contraddittorio, o impedimento, lei è un fiume in piena senza argini e profondità da sondare, inonda e sommerge e nulla, mai, potrà rimanere indifferente al suo passaggio. Lo sapevo, l’avrebbe fatto, e non mi sono mosso. Non voglio alcun alleggerimento alla coscienza, già abbastanza pregna, e riproporrò il silenzio, se necessario, ancora una volta, perché non è sintomo di indifferenza, ma di estrema ammirazione. Nulla può fermare Bea, scordatevelo, ogni suo passo è alto duello, e sarà sempre e solo lei a scagliare il fendente, o lasciarsi ferire, o salvare. Tattiche attendiste, opportunità, sono solo briciole insignificanti al cospetto d’un istinto vitale senza eguali, assoluto fino alle soglie delle morte in una lotta senza esclusione di colpi. Non sfidatela, non sollevate questioni morali, non serve alcuna dietrologia, basta osservare e muoversi d’istinto, d’impeto come lei. In ogni folle che si rispetti c’è un genio, e Bea è l’emblema della razionalità ad ogni livello, quella che lascia capire, a tutti gli altri, che vale la pena di vivere, e di riprovarci.
Per un imperscrutabile disegno del fato, l’appuntamento con la fine non c’è stato. Non ho mai visto un destino talmente piegato e assoggettato alle intemperanze di un uomo. C’è chi decide di farla finita, e chi suo mal grado viene salvato d’un soffio. Bea ha deciso di farla finita e si è fermata ad un soffio, ma l’ha voluto lei, con il passo felino e irriverente di chi determina.
Oggi scorrevo per le campagne, mi sono scoperto bagnato in fronte e nel viso verso quell’aria dell’alba che rende leggero il fiato. Affondavo tra le zolle, ma non mi sono mai fermato, pedalavo scomposto rivolto allo scuro della terra. Pensavo a Bea, ed era lo scoccare del terzo giorno, ho brindato alla vita, ed al suo modo di assaporarla. Ad un tratto ripenso al gioco perverso di poche settimane addietro, quando qualcuno mi aveva lasciato protendere per un suicidio inconsapevole e necessario. Ho detto no, ho deciso di vivere oltre al tempo che mi sarebbe dovuto rimanere, nel mio spazio. Nessuno decida mai – in questo sono con te, Bea – quando è il arrivato il momento di farla finita e di oscurarmi i sensi. Voglio gustare la pastiglia della mia vita a modo mio, accelerando o bloccando la salivazione su di essa a mio piacimento. Un giorno, chissà, la ingoierò d’un colpo.